Montebore (PAT): formaggio grasso, di latte di pecora in purezza o misto con aggiunta di latte vaccino. Prodotto a Montebore (Frazione di Dernice), nella Comunità Montana delle Valli Curone Grue Ossona ed in alcuni comuni della Val Borbera e della Valle Spinti, in provincia di Alessandria. La sua peculiarità è la forma consistente in 3 o 5 formelle di diametro decrescente, da 15-20 a 5 centimetri, sovrapposte e compenetrate. L’altezza varia secondo il numero di formelle da 6 a 10 centimetri, così come la pezzatura compresa tra 500 e 1000 grammi. La crosta è liscia e di colore paglierino se fresco, rugosa e di colore avorio con colonizzazione di muffe se stagionato. La pasta è morbida nel prodotto fresco; con il progredire della stagionatura, diviene più compatta e granulosa. In passato, se la stagionatura era abbastanza lunga da consentire di grattugiare le forme, esse erano utilizzate per produrre il furmagg cumudà, cioè M. tagliato a pezzetti e/o grattugiato posto a fermentare in un contenitore con aggiunta di vino bianco (vedi anche Brus) e, quindi, conservato sott’olio extravergine d’oliva proveniente dalla vicina Liguria.  In bibliografia, sono numerosi i documenti che attestano la presenza del M. da tempi immemori. Il primo risale al 1153, nel quale si cita il formaggio come tributo feudale pagato ai Malaspina, all’epoca feudatari nella zona. Nel XIX secolo, sono più volte menzionati e lodati per la loro bontà i “robiolini” della Valle Grue e in un caso sono indicati più specificamente come specialità di Montebore.

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