Grissino: prodotto legato a Torino al punto che frequentemente sulle confezioni è riportata la dicitura “Grissini di Torino”, anche quando non sono prodotti nella città. Come tutti i prodotti famosi, la loro storia è circondata da leggende. Alcuni autori ritengono che l’origine dei grissini dipenda dall’inflazione che colpì il Piemonte nel tardo Medioevo: pagato un soldo ad unità, la Grissia (pane diffuso all’epoca) ridusse progressivamente le dimensioni, adeguandosi alla perdita di potere di acquisto della moneta locale e divenendo, quindi, una “piccola grissia”. Le varianti esistenti sono il Grissino Stirato (PAT) e il Grissino Rubatà (PAT). Grissino Stirato (Ghërsin Stirà): anticamente veniva chiamato pan biscotto. Gli ingredienti utilizzati per la preparazione sono farina di frumento, acqua, lievito naturale e sale. Sono grissini sottilissimi, lunghissimi e leggerissimi che, con la cottura, si incurvano leggermente e, una volta sfornati e raffreddati, data la loro lunghezza, sono frammentati in tre parti. Sono caratterizzati da un colore dorato, da un aroma fragrante e da un sapore delicato e sono friabili. Il G. S. è prodotto a Torino, nelle Valli di Lanzo, nel Canavese e nel Pinerolese (Torino) ed è tra gli ingredienti principali utilizzati per preparare un piatto peculiare della cucina valdese, la Supa Barbetta (vedi zuppe). Grissino Rubatà (Ghërsin Robatà): prodotto in provincia di Torino a Chieri, ad Andezeno e nel Monregalese (Cuneo). Gli ingredienti utilizzati per la sua preparazione sono farina di frumento, acqua, lievito naturale e sale. Esso ha un sapore simile al pane, un colore pallido-dorato e presenta numerose gobbette dovute  alla lavorazione, che avviene manualmente. Questi grissini sono presentati sulle tavole imbandite insieme al pane. Sono spezzettati nelle zuppe, accompagnano gli intingoli e sono molto apprezzati nella merenda sin ira. Il termine robatà deriva da robat, attrezzo agricolo d’un tempo, munito di un grosso cilindro di legno che, trainato sul terreno lavorato, lo spianava per compressione. Robatà significa, quindi, “arrotolato” ed il termine pare ricordare la modalità per l’ottenimento dei filoncini che sono allungati per compressione manuale mediante arrotolamento su un tavolo da lavoro.

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