Grana Padano: formaggio semigrasso a lenta maturazione (da 9 a 24 mesi di stagionatura) prodotto con latte di vacca crudo, parzialmente scremato per affioramento; è diffuso in tutta la Pianura Padana. La pasta dura e cotta, presenta un colore leggermente paglierino che si intensifica con il progredire della stagionatura. La consistenza è granulosa, compatta, con piccola occhiatura ed eventuale frattura a scaglie. Ha forma cilindrica con facce piane di 25-45 centimetri, scalzo convesso di 18-25 centimetri. Il peso è compreso fra 24 e 40 chilogrammi. La crosta è spessa 4-8 millimetri ed è di colore giallo-dorato. Il sapore varia in relazione al protrarsi del periodo di stagionatura e si passa da sensazioni di latte delicate e piacevoli ad una sapidità più marcata fino ad una leggera percezione di pungente e di piccante.

Le origini del G. P. si debbono all’opera dei monaci cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle, nei pressi di Milano. Con il diffondersi degli allevamenti bovini nella Pianura Padana, all’inizio del II millennio, il conseguente esubero produttivo di latte venne trasformato, da una tanto singolare quanto geniale intuizione dei monaci, in un formaggio a lenta maturazione che manteneva inalterate le proprie qualità organolettiche per lungo tempo. Prima di allora, i formaggi esistenti non consentivano una lunga conservazione e risultavano essere confinati ad economie strettamente locali. Con l’avvento del formaggio “grana”, chiamato così per la consistenza della pasta dura e granulosa, si ebbe quindi sia una rivoluzione alimentare, poiché la sua serbevolezza consentiva di far fronte ai frequenti periodi di carestia, sia una economica, legata alla nascita di nuove rotte commerciali e di nuovi siti produttivi del prelibato formaggio.

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