Castagnaccio (PAT): dolce della tradizione contadina, composto principalmente da castagne bollite o da farina di castagne e diffuso non solo nelle vallate piemontesi (un tempo soprattutto in quelle del Cuneese) ma anche in altre zone d’Italia. La zona di produzione e le conseguenti locali tradizioni familiari ne influenzano forma e composizione. E’ commercializzato prevalentemente in autunno (periodo delle castagne). In Valle di Susa (Torino), ad esempio, presenta una pezzatura variabile tra i 600 e gli 800 grammi, una forma rotonda ed un colore marroncino. In quella Valle, l’impasto è composto da Marroni della Valle di Susa (PAT) lessati e passati al passaverdura (oppure da farina di castagne), pinoli, uvetta, scorza d’arancia candita, gherigli di noci, zucchero, latte, acqua, olio d’oliva, sale e rosmarino. A Villar Focchiardo (Torino), invece, all’impasto sono aggiunte delle prugne secche spezzettate e della scorza d’arancia. La superstizione attribuiva alle foglioline di rosmarino utilizzate per profumare il C. un significato amoroso. Si credeva, infatti, che se un giovane avesse mangiato quelle contenute nel dolce offertogli da una ragazza o dalla famiglia di questa, egli si sarebbe immediatamente innamorato di lei e l’avrebbe chiesta in sposa. ‘l Gnacio era una di quelle caratteristiche figure che, fino agli Anni Cinquanta, si vedevano girare per le città con la bicicletta sulla quale era sistemata una grande padella contenente del C., venduto a fette a grandi e piccini.

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